C’è una cosa che deve contenere la fotografia, l’umanità del momento. Robert Frank Fin dagli albori della storia della fotografia, il ritratto è stato fra i generi più diffusi e po- polari e lo è tuttora, finanche nella sua declinazione contemporanea del selfie. Eppu- re, è proprio in questa categoria di immagini che si esprime con maggior evidenza la complessità del rapporto che il mezzo fotografico intrattiene con la realtà. Maestri della fotografia, quali Nadar e August Sander, hanno rivelato con le loro immagini nuove pos- sibilità per osservare donne e uomini da prospettive di volta in volta sociali, antropologi- che o psicologiche. In tal senso, la fotografia ha palesato inedite modalità per sondare l’animo umano tramite l’obiettivo fotografico, con immagini che sovente suscitano una relazione straniante fra il soggetto fotografato e chi lo osserva. Gli approcci al tema del ritratto sono da sempre molto vari e spaziano da un interes- se di natura documentaristica a ricerche improntate alla dimensione estetica e formale. Gli “Scatti” di Marco D’Anna appartengono a un filone della ritrattistica fotografica dove il soggetto viene ripreso nel proprio ambiente, in relazione alla professione esercitata oppure alle attività legate alle proprie passioni e interessi. Questa tipologia di ritratto rimanda inevitabilmente alle fotografie di Eugène Atget, il grande fotografo francese che all’inizio del XX secolo ha documentato una serie di mestieri che con l’industrializzazio- ne sarebbero scomparsi; un intento affine ha portato Irving Penn, all’inizio degli anni cin- quanta, alla realizzazione di un importante ciclo d’immagini dedicate ai petits métiers. A questa categoria si rifanno anche alcune delle immagini più pregnanti di Roberto Donetta, lo straordinario fotografo ambulante di Corzoneso che a inizio novecento ha documentato le genti e i luoghi della Valle di Blenio. Gli esempi citati evidenziano come il ritratto “ambientato” comporti spesso una doppia valenza, quella di un’immagine sin- cronicamente rilevante per il suo valore di documentazione storica e per una peculiare dimensione estetica. Il ciclo di ritratti realizzati da Marco D’Anna conferma l’attualità e l’interesse per que- sta forma di ritrattistica fotografica. L’ampia sequenza riunita nel volume offre uno scor- cio della realtà umana e sociale contemporanea del Cantone Ticino attraverso imma- gini potenti nell’impianto compositivo e nella calibratura dei chiaroscuri, ma soprattutto straordinariamente efficaci nel proporre vari livelli di lettura. Ogni singolo ritratto si presta a interpretazioni gestaltiche, simboliche o sociali, mentre l’accostamento nell’impagina- zione rafforza ulteriormente la densità di significati delle immagini. L’attività fotografica di Marco D’Anna è multiforme, spazia dalla fotografia industriale al reportage, dalla riproduzione di opere d’arte alla fotografia d’architettura, dal ritratto alla ricerca artistica sviluppata sovente in progetti tematici. L’esperienza maturata at- traverso il progetto dedicato a Hugo Pratt – una ricerca estesa su più anni che lo ha condotto a visitare innumerevoli luoghi nel mondo sulle tracce di Corto Maltese – ha sicuramente contribuito a rafforzare la capacità di Marco D’Anna di elaborare immagini caratterizzate al contempo da una impeccabile qualità fotografica e da un intenso im- patto visivo. Tali peculiarità si possono ammirare anche nei ritratti raccolti in questa pub- blicazione, una serie di fotografie nelle quali traspare la dimensione empatica di Marco D’Anna nei confronti dei soggetti ritratti e la sua caratteristica sensibilità nel cogliere la naturale unicità di ognuno. Marco Franciolli


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